«Non gioco più». I casinò italiani ultima trincea del ‘900

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La prova del nove è al parcheggio della stazione di Torino. Allo stallo 5, gli autisti chiamano per nome i passeggeri che si attardano sul marciapiede. Sono sempre i soliti. Il pullman effettua una sola fermata, in corso Regina Margherita, per tirare su una coppia di pensionati. A domanda rispondono tutti, una dozzina di anziani che sembrano dispersi in un pullman da sessanta posti. Le luci nel piazzale sono spente.

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Un gioco che appassiona gli amministratori delle quattro case di gioco italiane bensм che, invece, coinvolge poco o assenza i clienti, sempre più attratti dalle sale videolotteries che tappezzano i comuni e dai siti online. Cambiare carnagione — ad esempio con promozioni, omaggi e offerte o ospitando nelle strutture centri congressi e resort di fasto — ha dato frutti ma non ancora al punto di arrestare una caduta che, talvolta, diventa un avvolgimento senza un'apparente fine. È di cinque giorni fa la notizia che la Procura di Como e dunque non un creditore ma direttamente lo Ceto ha chiesto il fallimento della società, di cui il Comune è aderente unico. L'ipotesi d'accusa è quella di peculato. Non sono bastati neppure i 91 milioni di incassi per addolcire i conti di una cassa affinché piange sempre di più. Gli introiti complessivi. Situazione replicabile?

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I finanzieri si sono recati alla banco la scorsa settimana per chiedere di essere in grado di acquisire i documenti relativi al credito. Il sindaco ha parlato della sua visita a GiocoNews e ha detto che le istituzioni sono al corrente della circostanza e si sono dimostrati di individuo molto disponibili. Salmoiraghi ha annunciato ancora che ci sono due passi da compiere nei prossimi giorni. I discorsi saranno quindi riaperti dopo queste coppia scadenze. Tuttavia al momento attuale non hanno ricevuto nulla da loro, quindi dovranno procedere alla verifica degli esuberi. Secondo Salmoiraghi la scadenza del 12 marzo ha rallentato il processo di conferimento degli incarichi.

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